| Editoriale 18.10.2010 |
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| Scritto da Nicola Tanzi |
| Venerdì 22 Ottobre 2010 16:36 |
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ORDINE PUBBLICO Il nostro, a volte, è davvero uno strano Paese. Una nazione dove spesso il chiacchiericcio da bar basato sul nulla e la visione acritica di immagini e filmati, trasmessi in particolare dalle televisioni, trasformano e distorcono completamente la realtà dei fatti. Spesso a danno, duole dirlo, proprio delle donne e degli uomini della Polizia di Stato e delle Forze dell’Ordine. In un Paese normale, i Poliziotti in servizio di ordine pubblico a Genova durante la partita di calcio Italia – Serbia non solo non sarebbero stati criticati, ma avrebbero avuto addirittura un premio per aver evitato, con la loro professionalità e il loro sacrificio (non dimentichiamo che ci sono stati dei feriti tra i colleghi), una strage sicura, peggiore di quella tristemente nota dell’Heysel, avvenuta 25 anni fa e che macchiò di sangue la finalissima di coppa campioni tra Juventus e Liverpool con la morte di una quarantina di persone, in massima parte di origine italiana.
Il comportamento delle Forze dell’Ordine a Genova, sotto il coordinamento della Questura, è stato eccellente nella situazione data: si è impedito che i delinquenti slavi mettessero a ferro e fuoco la città prima della partita; durante la gara, inoltre, si è evitato che ci fossero morti e feriti gravi. Non è stato un caso, non è stato un colpo di fortuna.
Tutto questo è avvenuto perché la Polizia di Stato l’ordine pubblico, pur tra mille difficoltà, lo sa fare bene. E lo fa bene perché gli operatori sono abituati ad agire con competenza e sacrificio. Il SAP, già nella serata maledetta che ha visto poi l’interruzione della partita dell’Italia, è intervenuto per primo attraverso l’agenzia Ansa per ribadire il proprio appoggio ai colleghi che, da questo punto di vista, hanno subito trovato anche il pieno conforto del Capo della Polizia. Abbiamo apprezzato anche le parole, successive, del Ministro Maroni, che giustamente ha ricordato come la responsabilità della venuta in Italia di questi violenti travestiti da tifosi sia da attribuire alle istituzioni serbe e ai loro scarsi servizi di intelligence.
Apprezziamo meno Maroni quando recentemente, rispondendo durante una pubblica iniziativa alle domande di un giornalista che ricordava i tagli al Comparto Sicurezza, rilanciati proprio quel giorno da una nostra denuncia apparsa sulle pagine del quotidiano “Leggo” (si veda il nostro sito), ha affermato che le polemiche sui tagli stessi sono smentite dai risultati.
Il Ministro dell’Interno sa meglio di noi che a compiere indagini ed arresti, a garantire la sicurezza e il sereno vivere dei cittadini non sono i politici che siedono in Parlamento, ma Poliziotti, Carabinieri, Magistrati. E se i risultati arrivano e continueranno ad arrivare, il merito va solo alla professionalità e all’impegno dei colleghi. Come a Genova, dove grazie alla Polizia è stata evitata una tragedia immane. Il Governo nei giorni scorsi ha varato in poche ore la cosiddetta legge di stabilità per l’anno 2011, la vecchia finanziaria per capirsi, che passa ora all’esame di Camera e Senato dove, tra l’altro, è in discussione il nuovo Dpef, ora chiamato “Dfp” (Decisione di finanza pubblica), relativo al triennio 2011-2013. Si tratta di provvedimenti che, ad un primo esame, non aggiungono nulla di nuovo rispetto alla manovra correttiva triennale da circa 25 miliardi approvata durante la scorsa estate. Ma adesso dal Parlamento italiano non possono non arrivare risposte concrete per il Comparto Sicurezza, come per altro promesso e ribadito anche recentemente dal Governo. Su di una cosa bisogna stare sicuri: noi siamo orgogliosi di essere Poliziotti e siamo orgogliosi della nostra divisa. Noi siamo appartenenti alla Polizia di Stato e non impiegati civili che timbrano un cartellino o attraversano un tornello: chi confonde le cose, chi pensa che un parere, una circolare o una disposizione mal interpretata possano essere sufficienti per costringere coloro che indossano la nostra divisa ad essere qualcosa di diverso da ciò che sono, sbaglia di grosso. E venderemo cara la pelle per difendere e continuare a tutelare gli interessi dei colleghi, come abbiamo sempre dimostrato e fatto in trent’anni di gloriosa storia sindacale autonoma. Storia che nessun’altra organizzazione può vantare. Senza tema di smentita. Orgogliosi di essere SAP!
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